Negli ultimi anni il welfare aziendale è entrato stabilmente nell’agenda delle imprese come uno strumento efficace per ridurre il costo del lavoro.
Il meccanismo è noto: meno contributi e tassazione, più valore netto per i dipendenti, una piattaforma digitale attivabile in tempi rapidi. Una soluzione apparentemente semplice, che promette di tenere insieme risparmio fiscale e soddisfazione delle persone.

Eppure, nella pratica, molte aziende scoprono che i risultati non sono quelli attesi. Il welfare c’è, i costi sono sotto controllo, ma attraction, retention e produttività restano problemi aperti. Da qui una domanda legittima: stiamo davvero risparmiando?

Quando il welfare diventa solo un “taglio alle tasse”

Sempre più spesso il welfare viene acquistato come una commodity: un bene standard, confrontabile quasi esclusivamente sul prezzo.
In questo approccio, “welfare commodity” significa un welfare ridotto a un insieme di voci fiscalmente efficienti, scelte perché semplici da gestire e poco costose, ma scollegate da una reale strategia sulle persone.

Il cambio di prospettiva è sottile ma decisivo. La domanda non è più “di cosa hanno bisogno le nostre persone per lavorare meglio?”, bensì “qual è la piattaforma che costa meno a parità di vantaggio fiscale?”.

Alla base ci sono alcune convinzioni diffuse:

  • il welfare è prima di tutto uno strumento di ottimizzazione fiscale
  • soluzioni semplici e standard bastano anche per attrarre e trattenere
  • se le piattaforme sono simili, ha senso scegliere quella più economica

Tutto vero, in parte. Ma incompleto.

Il rischio di un welfare solo standard

Non tutto il welfare aziendale genera lo stesso valore e, scegliere solo il welfare più economico, spesso si rivela l’errore più costoso. Alcuni strumenti rispondono a bisogni immediati e diffusi (buoni spesa, rimborsi utenze, voucher) e funzionano bene come leva fiscale. Altri incidono su dimensioni più profonde della vita lavorativa: salute, tempo, equilibrio tra lavoro e famiglia, possibilità di crescita.

Quando il welfare si concentra quasi esclusivamente sulle prime soluzioni, il messaggio implicito è chiaro: il welfare diventa una forma integrativa di retribuzione. Non qualcosa che qualifica l’esperienza di lavoro, ma un “equivalente economico” da spendere. Utile, certo. Ma facilmente confrontabile e, soprattutto, sostituibile.

Ed è qui che emerge il paradosso: più il welfare è facile da attivare e standardizzato, meno contribuisce a creare un legame tra azienda e dipendente. Se ciò che offro è identico a ciò che offre il mercato, perché una persona dovrebbe restare?

Per evitare questo rischio serve una progettazione esperta, che aiuti a trasformare il welfare da mero strumento fiscale a leva strategica.

I costi che non entrano nei conti immediati

Guardare il welfare aziendale solo dal lato del risparmio fiscale significa spesso ignorare costi meno visibili, ma molto più rilevanti nel medio periodo.

Turnover: sostituire una risorsa comporta costi diretti e indiretti (ricerca, inserimento, formazione, perdita di know-how) che possono arrivare a una quota significativa della RAL annua. Risparmiare qualche migliaio di euro su un piano di welfare e perdere una persona chiave è, nei fatti, un falso risparmio.

Effetto asta sui talenti: un welfare basato solo su elementi monetizzabili non crea fedeltà. Se l’unico valore percepito è economico, il dipendente sarà sempre disponibile a cambiare per 100 euro in più al mese. Non si sta costruendo attrattività, si sta partecipando a una gara di prezzo.

Produttività reale: un welfare “di superficie” può aiutare a gestire una spesa, ma non riduce stress, sovraccarichi familiari o difficoltà organizzative. Il risultato è il presentismo: persone presenti, ma con poca energia mentale. Un costo silenzioso, che incide ogni giorno sulle performance.

Dal welfare standard a quello strategico

Le aziende che ottengono i risultati migliori non rinunciano alla componente fiscale del welfare. La integrano.

La piattaforma resta una base efficiente, ma il vero valore nasce da ciò che non è completamente standardizzabile:

  • personalizzazione per fase di vita: non lo stesso welfare per tutti i lavoratori, ma risposte diverse per i giovani, per chi ha figli piccoli o per chi si avvicina alla pensione (formazione e upskilling, supporto alla genitorialità, prevenzione e pianificazione previdenziale);
  • servizi reali che liberano tempo ed energie: non solo credito digitale, ma supporti concreti come assistenza psicologica, servizi di caregiving o aiuto nella gestione delle incombenze quotidiane;
  • integrazione con l’organizzazione del lavoro: flessibilità reale, attenzione ai carichi, manager formati a leggere i segnali di stress. Un welfare coerente con il modo in cui si lavora ogni giorno.

In tutte queste fasi, una consulenza esperta può guidare l’azienda a progettare il welfare più adatto alla propria realtà, evitando scelte standardizzate che non creano valore.

La domanda giusta, al momento giusto

C’è una differenza sostanziale tra le aziende che subiscono la commoditizzazione del welfare e quelle che la governano.
Le prime chiedono: “Qual è il pacchetto che costa meno?”
Le seconde si chiedono: “Quali problemi reali dei nostri collaboratori possiamo aiutare a risolvere?”

È da qui che nasce un welfare che non solo costa meno in termini fiscali, ma rende di più in termini di stabilità, coinvolgimento e performance.
Perché Il welfare aziendale non è solo una voce di costo da ottimizzare: è una leva strategica che, se progettata con attenzione, riduce il turnover, migliora la produttività e rafforza la competitività dell’impresa.

Risparmiare davvero non significa limitarsi a pagare meno tasse oggi, ma costruire un sistema di welfare che generi valore nel tempo, per le persone e per l’azienda.

Questo valore non si ottiene selezionando benefit preconfezionati, ma progettando un welfare su misura, basato sui bisogni reali delle persone e sugli obiettivi strategici dell’azienda. Richiede metodo, competenze e una visione chiara di lungo periodo.

È esattamente questo il ruolo della consulenza di NoiWelfare: accompagnare le aziende a trasformare il welfare da semplice strumento fiscale a vero motore di valore organizzativo.